| da www.nuovicantastorie.com/storia.htm riportiamo la spiegazione della vita dei cantastorie che hanno riguardato anche il grande Lorenzo De Antiquis nonno di Cresti Fabrizio (citato dallo stesso sito) IL CANTASTORIE Il cantastorie, fin dai tempi più antichi, era colui che andava in giro a cantare e declamare le sue “storie” per paesi e città. Abbiamo notizie di cantastorie in attività già dalla metà dell’800 in Emilia, Romagna, Toscana, Veneto, Lombardia, Liguria, Sicilia. Proviamo a spiegare com’era il modo di lavorare di un cantastorie: egli di solito si fermava in una piazza, all’angolo di una strada, in un mercato, dove c’era tanta gente di passaggio e lì incominciava a cantare, a suonare, a esibire i suoi fogli e i suoi cartelloni e tutti si radunavano ad ascoltare e a guardare. Intorno al cantastorie quindi si formava il “treppo”, che in gergo vuol dire grosso gruppo di gente, e questo spazio costituiva il palcoscenico nel quale il cantastorie faceva il suo spettacolo. Le “storie” che cantava potevano essere tragiche, allegre, strampalate, e a seconda dei casi la gente si commuoveva o sorrideva ascoltando le vicende che il cantastorie sapeva evocare. Lo spettacolo era semplice, popolare, fatto con spontaneità e con improvvisazione, la musica era popolare, il linguaggio semplice e spontaneo, adatto a suscitare emozioni e sentimenti. Cronista, saltimbanco, poeta, musicista, clown, il cantastorie era tutto questo e in più sapeva stabilire un contatto diretto col suo pubblico che conosceva molto bene. IL CANTASTORIE PIAZZA MARINO Trio dei Cantastorie (anni 1970) A sin. Lorenzo de' Antiquis al centro Piazza Marino, a destra Tonino Scandellari Il cantastorie Piazza Marino, nato a Bazzano nel 1909 morto a Bologna nel 1993, incominciò nel 1927 giovanissimo a cantare e suonare nelle fiere e mercati dell’Emilia e Romagna accompagnato dal fratello Piero, bravo fisarmonicista. Piazza Marino era conosciuto da tutti specialmente nei paesi delle provincie di Bologna e di Modena, la gente sapeva a memoria le sue storie e le sue zirudelle. Diversi sono stati i cantastorie con in quali Piazza Marino ha collaborato nelle varie fiere e mercati emiliani e romagnoli, veneti e marchigiani. Ricordiamo fra gli altri: Adelmo Boldrini, Vincenzo Mgnifico detto Bobi, Mario Bruzzi, Renzo Scaglianti(detto Carlino), Giuseppe Dian (detto Beppe), Antonio Scandellari (detto Tonino). Piazza fu eletto trovatore d’Italia alla Sagra dei Cantastorie del 1970. Ma, proprio in quel periodo, Piazza dovette cambiare la sua attività da cantastorie a venditore ambulante; costretto dal mutare delle situazioni e delle mentalità: il potere crescente dei mezzi di informazione di massa (giornali, televisione), le nuove regole comunali: nelle piazze dove si svolgevano fiere e mercati infatti non si poteva più attirare l’attenzione della gente con musica e zirudelle perché così facendo si danneggiavano gli altri commercianti presenti nel mercato. Questa trasformazione fu graduale e non fu mai completa perché Piazza Marino continuò anche dal suo banco di chincaglieria e musicassette a chiamare il pubblico di passaggio, a suonare l’ocarina e ad improvvisare rime e zirudelle. Continuò anche a vendere i suoi fogli volanti: i fatti, le zirudelle, i canzonieri. Ma, fra tutti gli articoli che portava in giro di fiera in fiera, di mercato in mercato, quello che si vendeva di più era la lametta da barba di varie marche: Gillette, Bolzano, e tante altre marche sconosciute; egli si creò anche una marca propria: la lametta PIMAR fatta fare apposta da una ditta di Milano, e poi naturalmente i rasoi, i pennelli, il sapone da barba, il fermasangue. Nel mercato di Bologna, la Piazzola, c’era un temibile concorrente di Piazza Marino: Oreste Biavati, i due si contendevano il dominio della piazza e Biavati argutamente diceva: “Se le lamette le comprate da me i maccheroni li mangio io, se le comprate da Piazza Marino i maccheroni li mangia lui”. I FOGLI VOLANTI DEI CANTASTORIE Inizialmente l’unica fonte di guadagno di un “cantastorie” era la vendita dei suoi “fogli volanti”. Questi fogli contenevano le canzoni, le zirudelle, i fatti che il cantastorie stesso raccontava, cantava, declamava in mezzo alla gente durante le fiere e i mercati. Tra tutti i fogli volanti dei cantastorie distinguiamo tre tipologie diverse a seconda del tipo di contenuto e dei formati: LE ZIRUDELLE Erano esili fogli di carta colorata stampati da un solo lato e contenevano le 'zirudelle': nella parlata contadina di una volta 'zirudella' voleva dire filastrocca o poesia in dialetto, generalmente a rima baciata, che scorre veloce con espressioni immediate e semplici, umoristiche, popolari. Piazza Marino apparteneva a quella categoria di 'poeti contadini' con poca cultura scolastica ma con tanta umanità ed ironia, capace di comporre e improvvisare zirudelle su qualunque caso della vita. La zirudella cominciava quasi sempre con: 'Zirudela stè a scultèr e finiva con: 'Tich e tach la zirudela' oppure: 'Toch e dai la zirudela' oppure altre varianti sillabiche che servivano da chiusura alla poesia. I CANZONIERI Erano fogli grandi di carta colorata, stampati da ambo i lati, contenevano tutte le canzoni in voga negli anni quaranta e cinquanta, le foto dei cantanti del momento e le canzoni umoristiche, le parodie e i contrasti dei cantastorie. Si può dire che i canzonieri sono stati i progenitori della rivista 'Sorrisi e Canzoni' che ha tanto successo al giorno d’oggi. Il canzoniere conteneva quasi tutto il repertorio del cantastorie: stornellate, canzoni, parodie, contrasti umoristici; tutto ciò che serviva a tener vivo l’interesse ed invogliare agli acquisti. Le 'arie' musicali utilizzate per parodie e canzoni erano sempre le stesse della tradizione antica: Caterinella, Paraponzi, Bon bon. I FATTI Erano fogli bianchi abbastanza grandi stampati da un solo lato e contenevano fatti tragici, commoventi, strappalacrime o strazianti (il reduce che torna dalla Russia e trova la moglie risposata con un altro, la bambina gettata nel pozzo, lo smemorato, la bambina salvata dal cane, ecc.) I fatti erano così strutturati: la meta' superiore era occupata dai riquadri disegnati che illustravano gli episodi salienti della storia, la metà inferiore conteneva la 'canzone' che narrava la tragedia. Quasi sempre queste canzoni raccontavano storie vere, addirittura di attualità composte in gran fretta subito dopo l’evento: l’attentato a Togliatti, la tragica fine della squadra del Torino, l’ergastolo a Rina Fort, la strage del 2 Agosto, l’immane sciagura nella miniera di Marcinelle, ecc. Spesso alla vendita dei fatti si accompagnava anche la vendita della catenina o dell’immagine sacra del Santo che aveva fatto il miracolo. I cantastorie spiegavano il fatto drammatizzandolo fino a strappare le lacrime al pubblico che ascoltava commosso, poi lo cantavano e la gente, sull’onda della commozione comprava subito tutti i fogli. Oggi i fatti tragici, e ne succedono tanti, ce li racconta gia' la Televisione tutte le sere nei vari Telegiornali, siamo tutti informatissimi sulle disgrazie e i delitti successi nel mondo e il cantastorie ha più difficoltà a interessare e commuovere un pubblico che è più informato e smaliziato di quello di una volta. Ma proprio qui sta la bravura di un cantastorie: nel saper adeguarsi ai tempi e riuscire sempre e comunque a interessare la gente. Giuliano Piazza CONGRESSI DEI CANTASTORIE Nel 1954 si svolge a Bologna il primo “Congresso Nazionale dei Cantastorie nel cortile interno della Trattoria Profeti in via Riva di Reno. Nel locale ci sono Cantastorie venuti da Lombardia, Piemonte, Veneto, Toscana, Abruzzo, Ciociaria. Al termine del Congresso si esibiscono poi tutti in Piazza VIII Agosto la Montagnola. Le riunioni dei Cantastorie si succedono, dopo qualche anno di pausa, abbastanza regolarmente. Il secondo Raduno nazionale si svolge a Gonzaga (Mantova) il 9 Settembre 1957 in occasione della fiera millenaria. L'evento assume per la prima volta il carattere di un vero e proprio concorso a premi con coppe, medaglie e diplomi. I cantastorie si esibiscono davanti a una giuria prestigiosa della quale fanno parte, tra gli altri, il regista Cesare Zavattini, l’etnomusicologo Roberto Leydi e l’editore Campi. Viene eletto “Trovatore d’Italia” il cantastorie siciliano di Paternò Cicciu Busacca, altri premi vanno ad Ada Bampa per la narrazione drammatica e a Marino Piazza. Nel ’58 sempre a Gonzaga si svoge il secondo Convegno dei Cantastorie con “Trovatore d’Italia” Vito Santangelo di Paternò. Nel ’60 la rassegna prende il nome di “Sagra dei cantastorie” e si svolge il 29 Giugno a Grazzano Visconti (Piacenza): risulta vincitore il decano dei cantastorie siciliani Orazio Strano di Riposto, nell’occasione Roberto Leydi e Cesare Parmeggiani allestiscono una mostra dal tema: “Episodi di cronaca nera dal’45 ad oggi nella poesia dei Cantastorie”. Nel ’62 la Sagra si svolge a Castell’Arquato (Piacenza) il 1° Luglio la giuria formata da personalità del mondo dell’arte, studiosi del folklore, giornalisti, assegna il titolo a Orazio Strano. Nel 1964 a Monticelli D’Ongina (PC) vince Vito Santangelo, nel 1965 a Bobbio (PC) vince Turi Di Prima, nel 1966 a Piacenza in piazza Cavalli vince Leonardo Strano, nel 1967 il congesso viene fatto sempre a Piacenza in Piazza Cavalli e vince Franco Trincale, nel ’68 a Piacenza sempre Franco Trincale, nel ’69 a Piacenza vincono i milanesi Giovanni Borlini e Angelo Brivio, nel ’70 a Piacenza trovatore d’Italia è Piazza Marino, nel ’72 a Bologna in Piazza Maggiore vince Lorenzo de Antiquis, nel’73 sempre a Bologna vince Dina Boldrini, nel ‘74 a Bologna vince il siciliano Ciccio Rinzino, nel ’75 a Bologna vincono Angelo Cavallini e la moglie Vincenzina Mellini. E qui finiscono le Sagre dei cantastorie con elezione del Trovatore d’Italia. Nell ’80 si svolge a Torino la Rassegna dei Cantastorie, nell’82 a Santarcangelo di Romagna, nell’83 a Casalecchio di Reno (Bo), nell’85 a Bagnacavallo. Dall’86 in poi si svolgono ogni anno Rassegne dei cantastorie a Casalecchio a fine luglio e a Santarcangelo di Romagna l’11 Novembre. |